La Storia

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La coltivazione della vite a Ischia risale alla fondazione della città di Pithekùssai, ad opera dei greci dell’Eubea che vi portarono i loro vitigni e, soprattutto, diedero metodo sistematico alla viticoltura. Pithekùssai, sorta nell’VII secolo a.C., fu un autentico emporio frequentato dalle genti dell’intero bacino del Mediterraneo per vendere o acquistare di tutto, e c’è da ritenere che, insieme con utensili di ferro e vasellame in terracotta, da Pithekùssai prendessero il mare navi “aenarie” cariche di anfore ricolme di vino. Naon a caso, del resto, Aenaria (dal greco “oinos”, vino) fu l’antico nome dell’isola, quasi a sottolineare questo suo ricercato prodotto. La natura fortemente vulcanica di Ischia e il suo terreno ricco di tufi e pomici costituirono l’ambiente più idoneo perchè la vite allignasse e assumesse , col trascorrere dei secoli, caratteristiche uniche e specifiche. 

In questo contesto s’inserisce a pieno titolo la viticoltura a Celario e la Tenuta di Pietrasecca, una zona a ridosso del primitivo insediamento Greco, sul versante nord dell’isola, a 300 metri sul livello del mare. La tenuta è stata fondata nel 1925 dal Sig. Stanislao D’Orta e il nome Pietrasecca  è dovuto alle caratteristiche della zona : una serie di terrazzamenti realizzati con muri a secco di pietre, dette “parracine” dalla gente locale. E’ un terreno che rispecchia appieno le condizioni ideali per la viticoltura: ricco di pomici, limo, argille , potassio e sodio, bene esposto all’insolazione e alle brezze marine che risalgono dalle coste fino alla vetta dell’Epomeo, inducendo salinità e aggiungendo elementi chimico-fisici che favoriscono ulteriormente la maturazione dei grappoli. Anche la lavorazione delle uve segue, nella Tenuta di Pietrasecca, i metodi tradizionali, dalla raccolta manuale alla sistemazione in cassette, dal trasporto in furgoncini alla pigiatura: una procedura che assicura stabilità e unicità ai mosti e poi al vino.